

30. 1925: la giustificazione della violenza.

Da: B. Mussolini, Opera omnia, La Fenice, Firenze, 1951-1980.

Superata la crisi successiva al delitto Matteotti, grazie anche
alla insufficiente azione politica delle opposizioni, Mussolini
riesce ad assumere il controllo della situazione. Alla camera di
nuovo riunita pronuncia un discorso, del quale qui riportiamo
alcuni passi, pieno di provocazioni e di minacce: giudica
l'Aventino una secessione anticostituzionale, afferma di aver
compiuto ogni sforzo per comprimere qualunque illegalit, compresa
quella fascista, e dichiara di assumersi la responsabilit
politica, morale, storica di tutto quanto  avvenuto; assicura
infine che entro quarantotto ore tutto sar chiarito. Si entrava
cos nella fase decisiva della costruzione del regime totalitario
fascista.


Fu alla fine di quel mese, di quel mese che  segnato
profondamente nella mia vita, che io dissi: Voglio che ci sia la
pace per il popolo italiano [si riferisce ai tentativi di
pacificazione fatti alla fine del mese di giugno, nel pieno della
crisi provocata dal delitto Matteotti]; e volevo stabilire la
normalit della vita politica.
Ma come si  risposto a questo mio principio?.
Prima di tutto, con la secessione dell'Aventino, secessione
anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria. Poi con una
campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto,
campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi.
Le pi fantastiche, le pi raccapriccianti, le pi macabre
menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali!
C'era veramente un accesso di necrofilia! Si facevano inquisizioni
anche di quel che succede sotto terra: si inventava, si sapeva di
mentire, ma si mentiva.
E io sono stato tranquillo, calmo, in mezzo a questa bufera, che
sar ricordata da coloro che verranno dopo di noi con un senso di
intima vergogna.
E intanto c' un risultato di questa campagna! Il giorno 11
settembre qualcuno vuol vendicare l'ucciso e spara su uno dei
nostri migliori, che mor povero. Aveva sessanta lire in tasca [si
tratta del deputato fascista Armando Casalini, assassinato a
Roma].
Tuttavia io continuo nel mio sforzo di normalizzazione e di
normalit. Reprimo l'illegalismo.
Non  menzogna. Non  menzogna il fatto che nelle carceri ci sono
ancor oggi centinaia di fascisti. Non  menzogna il fatto che si
sia riaperto il Parlamento regolarmente alla data fissata e si
siano discussi non meno regolarmente tutti i bilanci, non 
menzogna il giuramento della Milizia, e non  menzogna la nomina
di generali per tutti i comandi di Zona.
Finalmente viene dinanzi a noi una questione che ci appassionava:
la domanda di autorizzazione a procedere con le conseguenti
dimissioni dell'onorevole Giunta [Francesco Giunta, uno dei
maggiori responsabili delle violenze squadriste, costretto da
Mussolini a dimettersi dalla carica di vicepresidente della
camera].
La Camera scatta; io comprendo il senso di questa rivolta; pure,
dopo quarant'otto ore, io piego ancora una volta, giovandomi del
mio prestigio, del mio ascendente, piego questa Assemblea riottosa
e riluttante e dico: siano accettate le dimissioni. Si accettano.
Non basta ancora; compio un ultimo gesto normalizzatore: il
progetto della riforma elettorale.
A tutto questo, come si risponde? Si risponde con una
accentuazione della campagna. Si dice: il fascismo  un'orda di
barbari accampati nella nazione; e un movimento di banditi e di
predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la
triste storia delle questioni morali in Italia.
Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l'arco
di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e
al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo,
la responsabilit politica, morale, storica di tutto quanto 
avvenuto.
Se le frasi pi o meno storpiate bastano per impiccare un uomo,
fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non  stato che
olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba
della migliore giovent italiana, a me la colpa! Se il fascismo 
stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa
associazione a delinquere!.
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato
clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilit di
questo, perch questo clima storico, politico e morale io l'ho
creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi. [...].
Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo
fosse finito perch io lo comprimevo, che fosse morto perch io lo
castigavo e poi avevo anche la crudelt di dirlo. Ma se io
mettessi la centesima parte dell'energia che ho messo a
comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora.
Non ci sar bisogno di questo, perch il governo  abbastanza
forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione
dell'Aventino.
L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillit, vuole
la calma laboriosa. Noi, questa tranquillit, questa calma
laboriosa gliela daremo con l'amore, se e possibile, e con la
forza, se sar necessario.
Voi state certi che nelle quarantott'ore successive a questo mio
discorso, la situazione sar chiarita su tutta l'area.
Tutti sappiamo che ci che ho in animo non  capriccio di persona,
non  libidine di governo, non  passione ignobile, ma  soltanto
amore sconfinato e possente per la patria.
